FUGA DI GAS

Il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della Camuzzi. Ecco la storia del gruppo acquistato da Leonardo Garilli nel 1975 ricostruita e raccontata attraverso yacht di lusso e vecchi giornali.

FOTO: INTERNET

La storia della Camuzzi è finita nell’aula di un tribunale. Fallimento. Colpa della crisi economica che ha investito anche le società che controllano i condotti dell’oro azzurro. I creditori e una cartella da 40 milioni di euro da versare all’Agenzia delle entrate hanno fatto il resto. Il liquidatore unico era Fabrizio Garilli, socio della Camuzzi spa insieme a Ruggeromassimo Jannuzzelli. Dopo il fallimento – sancito dalla seconda sezione del tribunale civile di Milano – verranno nominati tre curatori fallimentari e gli immobili saranno messi all’asta per pagare i creditori. E’ la fine di una storia iniziata nel 1929, quando a Milano nasce la Società Anonima Industriale Camuzzi che si occupa di distribuire gas metano per usi civili e industriali. Nel 1975 la Camuzzi viene acquistata da un piacentino. Si chiama Leonardo Garilli e diventerà l’Ingegnere. Insieme a lui c’è Ruggero Iannuzzelli e nel 1979, in seguito alla fusione con la Società Nazionale Gazometri, i due fondano la Camuzzi Gazometri, che diventa presto il primo gruppo privato italiano nella distribuzione del gas metano con 952.000 clienti serviti per un totale di 1,68 miliardi di metri cubi di gas veicolati attraverso 30.000 chilometri di tubature.

CAMUZZI GAS DEL SUR

Nel 1992  il gruppo milanese la spunta su colossi come British Gaz e Gaz de France e si aggiudica cinque delle otto concessioni privatizzate dal governo argentino di Carlos Saúl Menem, che sceglie un marchio italiano per portare il gas fino alla Terra del Fuoco, un arcipelago dell’America del Sud diviso tra Argentina e Cile. “Il fatturato del ’95 della società italiana, che porta il gas naturale in 400 comuni, da Piacenza a Taranto, è stato di circa 600 miliardi – scrive il Corriere della Sera il 5 gennaio 1997 – mentre quello consolidato è salito dai 1.503 miliardi del ’94 a quota 1.642. Continiua a crescere il peso delle attività in Argentina, un salto che comportò un investimento di 500 miliardi. Nel ’95 le due società  operative, la Camuzzi Gas Pampeana e la Camuzzi Gas del Sur, hanno generato un volume d’affari di oltre 800 miliardi”. L’articolo del Corriere venne pubblicato pochi giorni dopo la scomparsa di Leonardo Garilli (30 dicembre 1996) e, oltre a ipotizzare un eventuale ingresso in Borsa, si chiedeva chi fossero i successori dell’Ingegnere alla guida della Camuzzi, di cui già facevano parte i figli Fabrizio e Stefano.

DAL RE A D’ANNUNZIO

Alla fine il comando del gruppo viene preso da Fabrizio Garilli e Ruggeromassimo Jannuzzelli, che portano avanti il lavoro dei padri. Nel 2001 la Camuzzi cede all’Enel il business della distribuzione del gas naturale in Italia per un miliardo e 43 milioni di euro. Ma l’attività prosegue e, oltre a operare nel campo dell’editoria e dell’arte contemporanea, nel 2004 il gruppo acquisisce i Cantieri Baglietto, un’azienda specializzata nella produzione di yacht di lusso in acciaio o alluminio. L’anno dopo, nel 2005, la Camuzzi acquista anche i Cantieri navali di Pisa, famosi per la costruzione di yacht in vetroresina. Ma le cose, dopo i primi quattro anni in cui il fatturato del Gruppo Baglietto aumenta da  46,8 a 172,7 milioni di euro, non vanno per il verso giusto. “I vertici Camuzzi, infatti, avevano affidato la gestione dei marchi e dei cantieri ad alcuni soci di minoranza con una consolidata esperienza nel settore nautico. Sulla carta – scrive Repubblica il 6 luglio 2009 – puntare sui soci esperti era una scelta ineccepibile. Peccato, però, che i soci in questione si sono trovati in difficoltà nel momento in cui hanno dovuto governare l’espansione”. Il bilancio del 2008 – scrive ancora Repubblica – si chiude con una perdita di 25 milioni di euro. Il primo agosto 2011 il Corriere della Sera parla di fallimento sempre più vicino: “La storia inizia a metà dell’ Ottocento. Re (Vittorio Emanuele III), artisti (Gabriele D’ Annunzio e Puccini) e perfino un papa (Leone XIII), per non parlare di più comuni vip, da Roberto Cavalli a Daniela Santanchè, hanno unito il loro nome agli yacht con il marchio del gabbiano dalle ali spiegate. Ma i cantieri Baglietto, fondati in Liguria a Varazze da Pietro Baglietto, che costruì la sua prima barca nel 1854 a 13 anni nell’orto di casa, ora rischiano di incagliarsi definitivamente”.

UNA DATA: 28 OTTOBRE

Poco dopo, intorno a novembre, il liquidatore fallimentare Federico Galantini  dà il via alla vendita separata dei cantieri del marchio Baglietto a La Spezia, Varazze e Pisa. Nel frattempo dalla holding della Camuzzi è uscito anche il Piacenza Calcio, che è diventato di proprietà del solo Fabrizio Garilli. Ma le cose vanno male sia per Camuzzi Italia sia per il Piace. Il 28 ottobre 2011 Fabrizio Garilli cede la società biancorossa all’Italiana Srl. Sarà l’inizio della fine. Il 28 ottobre 2012, a distanza esatta di un anno, dopo il fallimento del Piacenza Calcio arriva la sentenza del tribunale sulla Camuzzi: “La società versava in un evidente stato di insolvenza, come risulta comprovato in modo adeguato e sufficiente, anche dalle dichiarazioni confessorie in cui la stessa società riconosce di avere passività per oltre 140 milioni evidenziando una perdita di esercizio per oltre 45 milioni di euro. Circostanze tutte, queste, che dimostrano inequivocabilmente come la società non possa contare né su affidamenti e linee di credito da parte di terzi né su mezzi finanziari propri”. “Per i giudici – scrive Sportpiacenza – i tentativi di salvare la Camuzzi spa sono stati considerati “aleatori”, compresa la richiesta di credito che la Camuzzi vantava nei confronti della sua controllante, Mill Hill Investments, la società madre che proprio nel 2009 scorporò il Piacenza Calcio Football Club che ritornò così nella mani di Fabrizio Garilli”. La fine, per il Piacenza Calcio e per la Camuzzi, è arrivata in un’aula di tribunale.

filippo.merli@labatusa.it

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